Quando la musica diventa poesia. Una vita trascorsa tra difficoltà, tragedie ed esili. Massimino cercò fino alla fine di mantenere alta la sua bandiera fino a che un tumore non lo stroncò nel tragico 2001. Con Roberto Fiore fondo Forza Nuova (prima un quotidiano poi un partito) quando stavano ancora in Inghilterra, nel '95, tornati in Italia, fondaro il nuovo partito politico "d'esrema destra". Roberto Fiore lo ricorda ancora nel suo libro dedicato interamente al suo "fratello" Massimino: Frammenti di Core.

La sua musica va ben oltre alla politica, effettivamente ne fa ben poca nei suoi racconti musicali, più che altro esprime i suoi sentimenti e la sua filosofia che può essere aprezzata anche con un allineamento differente. Molta tristezza traspira dai suoi album ma anche molta voglia di riscatto come in Buon ANno Professore o Cento Chitarre o meglio ancora Punto di Non Ritorno. Generalmente cantautore triste ma a volte anche obiettivo o addirittura sarcastico influenzò gran parte dei movimenti politici di allora con il suo stile inconfondibile. Da molti comunque anche tutt'ora odiato!

Testi
Buon Anno Professore
Canti assassini (I)
Canti assassini (II)
Canto sull'Aborto
Dieci anni fa
Donne
Figli di una Frontiera
Finchè
Hironoda e la Sua Guerra
I miei amici
I tiranni della democrazia
Il Battesimo del Fuoco
Il Giardino dell'Est
Il nostro povero cuore
Il Poeta in abito da Sera
Intolleranza
Intorno al mio cuore
La Forza della Disperazione
La tua gente migliore

 

BUON ANNO PROFESSORE

Buon anno professore
la voce mi scende
senza farmi poi tanto male
tra un polmone e una corda vocale
la pressione che viaggia
che scende e che sale.

Buon anno professore
c'ho un sorriso di resto
da dover restituire
e dentro al pugno
non c'ho più neanche una mosca
solo notte che cala,
solo notte che casca

Buona notte professore
coi tuoi occhi da aspettare
come i bambini coi regali quando viene Natale
Buona notte professore
le tue fiale e il mio tumore
fanno la pace con le mie cellule e col mio dolore.
Dacci dentro professore
che non c'ho voglia di morire
in una notte di nebbia,
dietro in un grido di rabbia.

Buon anno professore
la tua miscela di miele di fango e di amore
mi circonda la spina dorsale
mi restituisce la fame e
poi non fa tanto male

Buon anno professore
coi tuoi occhi sereni e i tuoi capelli di gesso
mentre conti i miei globuli bianchi
e persuadi alla vita,
deciso uno per uno ogni mio globulo rosso

Buona notte professore
coi tuoi occhi da svegliare
con la tua schiena da accompagnare e da sorvegliare
Buona notte professore
le tue fiale e le tue maniere
ci hanno dato una scommessa su cui puntare

Dacci dentro professore
non c'ho più voglia di morire
in una notte di nebbia,
dentro un grido di rabbia.


Canti assassini (I)
Siamo lontani, siamo tutti vicini,
e lanciamo tra le stelle i nostri canti assassini
li lanciamo sperando che arrivi quel giorno,
che con le braccia aperte faremo ritorno
Ed ogni passo battuto su quella dolce strada amara,
vi faremo sentire ancora chi ce l'ha fatta pagare cara
Sentendo parlare degli amori di ieri,
con le mani sudate alzeremo i bicchieri
e alzeremo i ricordi come si alza la testa,
cominciando da capo, da quello che resta
leggendo tra le righe del nostro cammino,
capimmo qual'era il nostro sporco destino

Leggemmo sulla pelle di chi ci piange accanto,
che in fondo la pelle è solo un pallido guanto
ma tra gli occhi e le stelle c'è un pallido sole,
che solo la vita sa far riscaldare
Questa vita che ridendo ci prese per mano,
ci levò le catene per portarci lontano
che ci ha dato questi figli che già sanno parlare,
che già stanno pagando prima di cominciare

Canti assassini (II)
Entrammo nella vita dalla parte sbagliata
in un tempo vigliacco, con la faccia sudata,
ci sentimmo chiamare sempre più forte,
ci sentimmo morire ma non era la morte
e la vita ridendo ci prese per mano,
ci levò le catene per portarci lontano.
Ma sentendo parlare di donne e di vino,
di un amore bastardo che ammazzava un bambino
e di vecchi mercanti e di rate pagate
e di fabbriche nuove e di orecchie affamate
pregammo la vita di non farci morire
se non c'era un tramonto da poter ricordare
e il tramonto già c'era, era notte da un pezzo
ed il sole sorgendo ci negava il disprezzo.
Ma sentendo parlare di una donna allo specchio,
di un ragazzo a vent'anni che moriva da vecchio
e di un vecchio ricordo di vent'anni passati,
di occasioni mancate e di treni perduti
e scoprimmo l'amore e scoprimmo la strada,
difendemmo l'onore col sorriso e la spada.
Scordammo la casa e il suo caldo com'era
per il caldo più freddo di una fredda galera
e uccidemmo la noia annoiando la morte
e vincemmo soltanto cantando più forte
ora siamo lontani, siamo tutti vicini
e lanciamo nel cielo i nostri canti assassini
e ora siamo lontani, siamo tutti vicini
e lanciamo nel cielo i nostri canti bambini.

Canto sull'Aborto
Per disgrazia o per fortuna non si può dire,
dovresti per lo meno provare.
Lo so che non hai vita e non ti hanno chiesto niente,
il tuo cuore, né il parere di tutta l'altra gente.
Dopo aver scoperto che non si provava male
ne hanno fatto subito un caso nazionale,
ne hanno fatto subito un caso nazionale.

Fedeli senza dubbio alle loro tradizioni,
alle loro usanze, ai costumi,
e poi la tua forza è stata insufficiente,
tanto era deciso che non avresti visto niente,
e a lei mancata madre gliel'han spiegato bene
da non portarsi dietro rimorsi e pene,
da non portarsi dietro rimorsi e pene.

E io sono qui a ringraziare mia madre
di esser fatto vent'anni prima.
E io sono qui a dire grazie a mia madre
di non aver deciso che non ce l'avremmo fatta,
sia per paura o per altra ragione
non ha rinunciato, vi serva da lezione,
non ha rinunciato, vi serva da lezione.

Per disgrazia o per fortuna ora te lo posso dire
quanto sia bello aver vita
e lottare tutto il giorno contro chi non ti ha permesso
di trasformare in corpo la tua anima che adesso
vaga da sola nel grande universo,
che io non incontrerò mai, ma non mi sento perso,
che io non incontrerò mai, ma non mi sento perso.


Dieci anni fa
Gli ho lasciato qualcosa dentro,
mi hanno visto alla frontiera,
salutare la tua vita
sventolando la mia bandiera
e ai tuoi lati della ferrovia
cento milioni di giovani a guardare,
come se non avessi più cose da dire,
solo cose da dare.

Dieci anni fa non era diverso,
generazione senza rimorso,
si chiedevano il male
si chiedevano il sole
dove fossero andati a finire.

Attenzione alle imitazioni,
a chi esprime le strategie per il potere,
a chi è seduto a convincerti
che il tuo sogno si sia messo a sedere
e la vita li smentisce
e la vita li schiaffeggia
la guerra ti dichiara la pace,
mentre il cielo ti dichiara la pioggia,
il tuo impegno oggi è diverso,
generazione senza un trascorso
e si chiedono come
e si chiedono dove
tutti gli altri sono andati a finire

E nessuno che vi dica,
che vi dica degli inganni,
della gente che ci vende
e che ci compra da anni
e nessuno che vi dica,
e nessuno che vi guidi,
e nessuno che vi abbaia alle orecchie,
per rimettervi in piedi
Dieci anni fa non era diverso,
generazione senza un percorso,
e si chiedevano come,
si chiedono dove
dove tutti quanti saremmo andati a finire.


Donne
Donna donna di strada,
donna di cuori donna d'amori,
donna dalle gambe belle
che si assomigliano come sorelle
donna donna di fiori,
donna amata donna beata,
donna troppo pericolosa,
col suo mazzo di mimosa
e con il mazzo delle carte in mano
il mio futuro me lo legge solo
troppo lontano

donna donna alla finestra,
preoccupata quando lui non viene,
donna un corpo chiuso in una palestra,
donna un ago nelle vene
donna uccel di bosco,
donna cane

donna donna di picche,
donna di fede donna che crede
donna coi principi saldi,
che le tengono i piedi caldi
donna donna severa,
tutta d'un pezzo che non ha prezzo
donna con il trucco in faccia,
donna che t'ama e che t'abbraccia
e con il mazzo delle carte in mano
a decidere del suo destino,
del suo cammino

donna donna alla finestra,
preoccupata quando lui non scrive,
donna col vestito della festa
e col sorriso tutto gengive,
donna che tutto ferma e tutto muove

donna donna di quadri,
donna che sogna donna menzogna
donna con l'anello al dito,
donna moglie donna marito
donna donna di coppe,
donne così ce ne sono troppe,
donna con lo sguardo spento,
sempre a caccia di un divertimento
e con il mazzo delle carte in mano
il mio futuro me lo legge e sono
il suo destino
donna alla fine del percorso,
preoccupata perché non ha scelta
donna a forza nell'universo,
che comincia ancora un'altra volta
donna che troppo dice e troppo ascolta.


Figli di una Frontiera
Figli del mondo siamo
con le ali dietro ai talloni
che ci aiutano quando fuggiamo
dalla polvere delle prigioni...
Figli di una sigaretta
di una sirena che ci mette fretta,
figli di un treno che parte
e non ci aspetta…

Figli della notte siamo
senza una foto sopra il passaporto
che ci aiuta quando navighiamo
su una nave in mare aperto;
figli di una frontiera
da passare solo quando è sera
quando la guardia dorme e non ci fa paura…

Figli della notte siamo,
che ci porta dove vuole il vento,
e che ci aiuta quando ci perdiamo
il nostro senso d’orientamento,
figli di un inno al sole
e di una terra che non ci vuole,
e di una ferita che ci fa male nel profondo del cuore…

Figli della pioggia siamo,
col cappello calato sul viso,
ed il sonno calato sugli occhi
ci addormenta e ci strappa un sorriso:
figli di un tradimento,
figli di un sole che s'è spento,
figli di un cane che passa, abbaia e ci si ferma accanto.

Figli delle notte siamo,
con due occhi che non credono a niente,
e che ci aiutano quando ci troviamo
tra le facce dell'altra gente;
figli di una bufera,
figli di un temporale
e che tu dagli e prova, e che tu dagli e spera
siamo i figli venuti male.
Figli di una bufera,
figli di una luce accesa
che tu dagli e prova, che tu dagli e spera:
torneremo tutti quanti a casa...

figli di una bufera,
figli di un temporale
e che tu dagli e prova, e che tu dagli e spera
siamo i figli venuti male.
Figli di una bufera,
figli di una luce accesa
che tu dagli e prova, che tu dagli e spera:
torneremo tutti quanti a casa...


Finchè
Credi, credi, credi, fallo finché resti in piedi,
finché il mondo che tu vedi respira e ce la fa.
Canta, canta, canta se di forza ce n'hai tanta,
se vorrai con una canzone il mio cuore strapperai.
Fallo finché c'è una sera, finché c'è una notte vera,
fallo finché c'è la vita che ci guarda divertita.
Vola, vola, vola finché il cielo è azzurro e viola,
finché gli occhi suoi ti danno la tua forza e non lo sanno.
Ama, ama, ama che la gente tua ti chiama,
che la gente tua t'aspetta, ama forte e fallo in fretta,
finché avrai gli occhi per poter vedere
ed un tramonto per poter sognare
e una canzone da lanciare al vento, una bandiera, un sentimento.
Credi, credi, credi se resisti e se non cedi,
se rimani dritto in piedi il suo canto si udirà.
Canta, canta, canta che la stella sua s'è spenta,
che la mano sua s'è tesa, se fai forte ti vedrà,
ti vedrà perché non ti sei arreso, perché porti tu il suo peso,
ti vedrà in un sogno libero e puro con lo sguardo nel futuro,
con lo sguardo nel futuro.

Hironoda e la Sua Guerra
Troppa fede e troppo tempo gli promisero vittoria
dietro il mare filippino gli nascosero la gloria
e così lui per trent'anni continuò la sua guerra.
Chiese riposo al cielo e il cibo alla terra.
Hironoda non s'arrese, aspettava di obbedire,
di piegare il capo
se la pace era già fatta a lui non importava niente,
avrebbe chiesto alla sua lama di spaccargli il ventre
e così lui seguitava a combattere
il nemico come tradizione insegna fino all'ultimo minuto.
Hironoda poi è morto quando l'han fotografato,
un grande psichiatra l'ha pure ascoltato
e poi arrivò l'ordine che fermò un guerriero,
trent'anni dal Giappone, ma fu quello vero
e così i suoi occhi secchi si ripresero a bagnare
e così il suo corpo forte cominciò a barcollare
e fu trasportato a casa con un aereo molto bello,
così non ne aveva mai visti.
E così tra flash e radio la sua storia fu chiarita
ma lui rimpianse la pallottola che non gli levò la vita
e rimpianse pure il canto della natura abbandonata,
foresta per lui sorella di quell'ultima crociata.

Hironoda ora sogna, Hironoda ora piange
l'ordine che fermò un guerriero.
Hironoda ora sogna, Hironoda ora piange.
Hironoda ora sogna, Hironoda ora piange.


I miei amici
I miei amici hanno tutti occhi neri, e capelli che non conoscono il vento
hanno sogni che sono di ieri, e ci sognano sopra il cemento
I miei amici hanno tutti una storia e ci vanno ogni notte a dormire
I miei amici hanno tutti un'ora d'aria, e si coprono bene prima d'uscire
I miei amici hanno tutti paura, di una storia cominciata per strada e finita dentro una galera
I miei amici hanno facce fresche e occhi puliti e puntati nel sole
hanno le mani dentro alle tasche, non hanno il fango sotto le suole
I miei amici non hanno futuro, ma ci stanno quasi sempre a pensare
e disegnano sopra un muro le vele gonfie di una nave
I miei amici parlano poco, di una storia cominciata per strada e finita quasi per gioco
I miei amici hanno tutti occhi neri ed un sorriso per ogni giorno che passa
qualche volta sono anche sinceri, a volte la noia li ingrassa
I miei amici non hanno futuro, ma ci stanno quasi sempre a pensare
e si segnano sopra un muro ogni giorno in meno da fare
E i miei amici non hanno paura, di una storia cominciata per strada e finita dentro una galera

I tiranni della democrazia
Là, nella terra dove muore la stagione
parlava il più importante, dava inizio alla riunione
e c'è che l'ambiente si dimostrava strano,
là il più bastardo regnava sovrano
e di parlare era concesso a tutti quanti,
non si decideva l'avvenire dei presenti.
E' a quel punto che John chiese di parlare,
di spogliarsi nudo e poterlo dimostrare ...
ma fermatelo è lui l'usurpatore,
è lui che tradisce e violenta il pudore,
e che i gendarmi si diano da fare,
sono cose su cui non si può scherzare,
qualcuno potrebbe vedere
ed andare a riferire,
qualcuno potrebbe vedere
ed andare a riferire.

E a quel punto John
fu legato forte,
pronto alla giustizia che gli diede la morte
ed il suo volto morto fece accusa a tutti quanti,
fece un gran sorriso e dei più giganti,
poi aprì la bocca e mostrò a tutti i denti,
ci furono molte fughe e delle più indecenti.
Tra meraviglia e confusione
il suo corpo subì una trasformazione
e come se non gli avessero mai tolto la vita
si rialzò tra la folla impazzita.
Ora parlo e son padrone di parola,
voglio dire una cosa sola
per chi mi vuole ascoltare
su in piedi e cominciate a lottare!
Per chi mi vuole ascoltare
su in piedi e cominciate a lottare!
Per chi mi vuole ascoltare
su in piedi e cominciate a lottare!
Per chi mi vuole ascoltare
su in piedi e cominciate a lottare!


Il Battesimo del Fuoco
Né il sole né la pioggia imponevano il loro vento
ma io vedevo l'aria pulita lo stesso in quel momento.
Non si ricordava un santo,
né era morto un uomo famoso
ma per me era giorno di festa,
era un giorno vittorioso;
dimmi amico: come si fa ?
Da che parte bisogna attaccare ?
Cosa dire se ci dovessero arrestare ?
Chiama gli altri e proviamoci a inquadrare.

Ma a me del caro vita non me ne fregava niente,
nemmeno dei problemi di tutta l'altra gente.
Ma rispettavo sempre le regole del gioco,
minuto per minuto al mio battesimo del fuoco.

Credimi amico, è stato molto bello
quando hanno abbassato le loro visiere,
genuflessi ma non per pregare.
E' stato molto bello cercar di non scappare,
cercar di arrivar primo ed ultimo a fuggire.
Dimmi amico: come si fa ?
Quanti lacrimogeni avrà?
Ti giuro amico, di qui non passerà!
Per me oggi è festa e di qui non passerà.
Ti giuro amico, di qui non passerà!
Per me oggi è festa e di qui non passerà.
Ti giuro amico, di qui non passerà!
Per me oggi è festa e di qui non passerà.


Il Giardino dell'Est
E' meraviglioso, è tutto di verde è un
è un paradiso il giardino dell'Est.
Di filo spinato è circondato,
là i proibiti possono pensare
senza confondere chi non deve vedere,
senza confondere chi non può vedere.
Possono correre, andare lontane
le illusioni dei grandi pensatori,
partorire grandiosi piani di fuga,
loro possono soffrire la noia
possono farlo senza ingannare la storia,
possono farlo senza assaggiare la gioia.
Filosofi, preti, grandi poeti
parlano della loro libertà
scordando i carri armati quando tutti uniti
si faceva la guerra,
quando i propri figli non avevano mai detto padre,
quando i propri figli non avevano mai visto la pace,
quando i propri figli non avevano mai detto padre,
quando i propri figli non avevano mai visto la pace.
Ma se a tutti loro la saggezza del mestiere
servisse a vedere
verde senza sangue il bianco della Siberia,
il colore della paura
filosofo oratore per sempre a spiegarlo agli orsi
misura precauzionale: divieto di comunicare.
Giovani del mondo muore lì nel freddo
il giardino dell'Est.
Là i vostri maestri, la vostra tradizione
è sepolta per sempre,
ma la nostra forza scioglierà le nevi della Siberia
il loro messaggio a tutti quanti noi grideremo.
ma la nostra forza scioglierà le nevi della Siberia
il loro messaggio a tutti quanti noi grideremo.

Il nostro povero cuore
Cuori infranti, da storie banali
tutti in fila, tra chiese e ospedali
occhi fatti, da rimmel e caffè
cuori gonfi, senza sapere di che
per la strada, tra violini e carezze
stracci vecchi a rievocare tristezze.
E se oggi hai perso il tram
pieno di gente di tanto diverso colore
ed hai negato i tuoi occhi
tra le pagine dei tuoi libri
in cerca d'autore
e del tuo povero cuore
e del tuo povero cuore.
Quei pirati, svelti di lingua e di saliva
un sorriso, mezzo dente e gengiva
sanno sempre perché tutto è successo
pollici verdi, della cultura e del progresso.
E se oggi hai consegnato il tuo cuore
ad un fiume di versetti e di stravaganti parole
concordando la tua morale, con l'autore della prima pagina di qualsiasi giornale e di qualsiasi colore.
E il loro povero cuore.
E il nostro povero cuore.
Ed i tuoi occhi,
intorno al mondo che perdi
non è colpa
di prati che non sono più verdi.
Ma se oggi hanno persuaso i tuoi sogni
e che i tuoi sogni non hanno covato passione
ti hanno corrotto la storia ed i ricordi
ti hanno mandato la fede in pensione
ed il tuo povero cuore.
Il nostro povero cuore.
Il nostro povero cuore.
Il nostro povero cuore.

Il Poeta in abito da Sera
Cose grosse già discusse ci saranno questa sera,
alla casa del poeta in abito da sera.
"Non ti scandalizzare ma è il mio modo di capire."
alla casa del poeta in abito da sera.
"La mia maschera è più bella commendator dottore."
"Di principi ne ho una casa, montiamoli insieme."
"Le regalo la mia faccia, beviamo qualcosa."
"Dica pure il suo problema conosco il sistema."
"Tu non conosci il mio," racconta il professore
"non riesco con mia moglie a fare all'amore,
ma i tempi già passati non sono bastati
ero forte più di tutti e ho fatto la guerra."

"Il paese è in crisi, che delinquenti!"
dice un avvocato ingoiando un'oliva
"Mia figlia fuma hascisc non c'è problema."
alla casa del poeta in abito da sera.
"L'America ci salva dalla rovina,
io sono scienziato e te lo assicuro
e li conosco io, non hanno paura.
La scienza ci salva dalla rovina!"
"Ci salva va bene, ma fino a che punto ?"
dice: "La legge io rappresento."
"Mio figlio piange, piange senza ragione."
alla casa del poeta in abito da sera.

"La castità, di grazia, non me la tocchi,
ne ho fatto un grande quadro e l'ho appeso al muro."
"La sera mangio poco con un po' di canasta,
sedute spiritiche e maccheroni."
"Ma mia figlia che spasso, io non la capisco,
le ho donato una stella e lei mi ci ha sputato sopra,
Dio quante pretese, quante complicazioni,
questa ragazza mi da da pensare."
Le luci sono spente, fate attenzione,
sono tutti pronti per una riunione,
qualcuno resta in piedi per precauzione
alla casa del poeta in abito da sera.


Intolleranza
Ogni giorno che passa
è come un treno che arriva
e c'è qualcuno che aspetta
mentre il cuore ti suda
nel vedere la gente
che sorpassa di fretta

e la pioggia che cade
come fosse un sergente
ti strappa dal letto
c'è qualcuno che chiede,
c'è qualcuno che fruga
e c'è qualcuno sospetto

Ma un amore in soffitta
è come fosse un mantello
che ti scalda le spalle
o un amico lontano
chiuso dentro una cella
che si guarda le stelle

Ed è lontano dal mare,
e non lo puoi tollerare,
allora esprimi la tua intolleranza
e facci un bastone con cui poterti rialzare
prendi a calci la vita
come fosse un somaro
che non vuol camminare,
un sasso da strada
che non vuol rotolare,
per quello che vale...

La violenza che hai dentro
è come il tuo passaporto
ed il fuoco alle spalle
un tuo messaggio ha lasciato
un impronta diversa
ed è una preghiera alle stelle
e la gente che hai intorno
e che non ti riconosce
e che ti fredda lo sguardo
o è la forza del vento,
o è la storia del vento,
o è del vento il ricordo
ogni amico che parte
è un bicchiere che s'alza
ed è una stretta di mano
ma il tuo sguardo più forte,
i tuoi sogni più veri,
lo proteggono bene

non lo vedrai ritornare,
e non lo puoi tollerare,
allora scagli la tua intolleranza
verso la notte per non farla calare
accendi un fuoco nella tua vita,
che si riscaldi o che si faccia bruciare,
per quello che vale
una vita normale,
è una freccia nel cielo


Intorno al mio cuore
Cuori di ghiaccio mi han nascosto l’amore,
lacci di metallo mi han fermato il cammino,
Il silenzio del bosco mi ha insegnato ad ascoltare
ed un cane lontano mi è venuto vicino
Una fila di frontiere mi ha cacciato dal mondo,
una freccia ed un arco mi han levato la fame,
Un fischio nel bosco mi ha insegnato il comando,
mi ha nascosto la sete dentro un bricco di rame
Due braccia di donna mi han legato ai ricordi
e un filo di mare mi ha spiegato i tramonti
Colpi di tamburo che risuonano sordi,
che ci chiamano alla guerra e noi siamo pronti
E ho conosciuto la spiaggia,
quella ai confini del mare
Ed ho lasciato un’Italia
stretta intorno al mio cuore
E ho conosciuto le notti
che non ci fanno dormire,
E ho lasciato un’Italia
curva sotto al rumore,
chiusa dentro a quei gesti di mano
che ci vogliamo spiegare
Frecce di occhi mi han spiegato l’inganno,
strette di mano che ti spezzano il pane,
Ed il vento, i ricordi e le stagioni dell’anno,
non esiste un inizio, non esiste una fine

Oh dio del cielo perché mi hai dato la fame
e perché nel mio cuore ci hai nascosto la guerra,
e perché nel selciato tra le foglie e il catrame
ci trovano i sogni che ci lasciano a terra
Una fila di frontiere ci ha nascosto nel mondo,
il cerchio e la croce mi ha insegnato il cammino,
Il vento, la storia e le stagioni dell’anno,
vanno intorno alla terra, costruiscono l’uomo
E ho conosciuto la pioggia,
quella ai confini del sole
Ed ho cacciato via il gelo
fuori dal mio tepore
Ed ho sorpreso i tuoi occhi
stretti intorno al mio cuore
Ed ho lasciato l’Italia
curva sotto al dolore
Chiusa dentro a quei pezzi di storia
che io continuo a cercare


La Forza della Disperazione
C'è chi ha dormito, c'è chi è riuscito a drogarsi,
a tapparsi le orecchie quando è apparsa maestosa
colla sua poca fantasia, colla sua atroce fierezza.
C'è chi la chiama realtà, c'è chi ci si è suicidato,
c'è chi per prepararti meglio ti manda a scuola
e ti leva tutte le strane idee che hai nella testa,
c'è chi non ne parla nemmeno.
Ma venditori di fumo vendetemi le vostre eresie,
solo io so apprezzarle e quante ne ho da pagare ancora;
lascerò loro la loro squallida sicurezza e il loro povero successo.

Amici miei solo io so capirvi,
solo io so dividere e sentire
quello che sentite voi.

Ma quante storie ho inventato per essere uno che c'è cascato,
ma quanto è bello pagare per poi tornare a lottare.
Vederla più vera, più grande, tenerla sempre più lontana
e poi tutto è successo senza rendermene conto
e ho strillato vittoria prima di aver vinto,
solo al calore del sole io ora ne renderò conto
e ora che vuole che conti miei soldi, che non ho mai messo da parte
e ora che vuole che io guardi le mie mani sporche,
che non ho mai lavato prima di mangiare,
ora finiamola un momento di scherzare e parliamone seriamente.

Amici miei solo io so capirvi,
solo io so dividere e sentire
quello che sentite voi.


La tua gente migliore
Rischiare la vita per niente non conviene,
su mettiti a studiare, ti devi sistemare, ma che testardo!
E poi la fedina penale e tutti quei privilegi già li hai persi,
ti dovesse ricapitare non ti puoi più salvare, fa' attenzione!
E trovati una donna, possibile che tu possa farne a meno
non vai mai a ballare, non ti sai divertire, avessi potuto io...

Non scocciare mamma tanto non puoi sapere
quant'è bella la vita per me e la mia gente,
lo sai ti voglio bene ed è anche per questo
che non mi arrendo ed è per questo
che son qui a strillare più forte:
Né dottore, né impiegato, né lavoratore o laureato,
il mio destino è già diverso, è stato segnato.
E sapessi quant'è bello rischiare di morire
insieme a lui che sai che mai ti potrà tradire.

Non dire più sciocchezze, piuttosto impara a farti furbo,
frega se puoi il prossimo se no se potrà sarà lui a farlo.
Smettila figlio mio, sogni ed ideali si hanno a vent'anni,
quando non devi mantenere una famiglia,
un decoro, quando puoi rischiare.
Eppure dovresti averlo visto
che brutta fine ha fatto quel tuo amico,
avresti fatto meglio a frequentare di più gente migliore.

Sono contento di esser poco furbo
tra tanti che pensano solo ad arricchirsi
e vent'anni non servono solo a sognare,
a vent'anni si può anche capire, strillare,
si può anche giurare la morte al sistema,
si può pagare pur di non tradire nessuno
e la fine di quel mio amico io la conservo nel cuore
e mi da la forza di continuare.
E la fine di quel mio amico io la conservo nel cuore
e mi da la forza di combattere la tua gente migliore.


L'Autostrada
Tra l'alba e la morte s'è fermata,
l'auto correva veloce
e forte e veloce battevano quei giovani cuori,
battevano nel silenzio, nemmeno una voce,
se lui avesse potuto, se lui avesse potuto
immaginare il suo sorriso schiacciato
tra un'autostrada storta ed un sonno sbagliato.

Cento chitarre suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento chitarre suonano, suonano,
cento sorrisi per lui volano,
cento sorrisi per lui volano.

E il fischio di quel treno che bucava le montagne gelate,
spezzava la notte come fosse di gesso
e il fischio di quell'auto con le ali spiegate.
Piangeva la morte come non faccio io adesso
e in un solo minuto, e in un solo minuto
gli rubava la vita ridendo
non sapendo nemmeno che lui stava sognando,
lui che aveva creduto,
lui che aveva creduto che la morte arrivasse di sera
e non tra i primi fiori della primavera.


Leon Degrelle
Una sirena dietro il vento taglia il cielo di Madrid
scende la notte ad aiutare il traffico
gente che sale e scende dai taxi
e un generale d'ottant'anni con un passo forestiero
senza medaglie appese al petto
solo una croce tutta d'oro.
E qualcuno ha bussato alla porta
è il passato che lo viene a cercare
è una storia ch'è morta e sepolta dal mare.
Ma è una storia da ricordare come il Natale passati in casa
come una terra persa per sempre come una curva pericolosa.
La candela riflette la luce sopra un foglio fitto di righe
è un leone attraversa la storia e la penna che scrive.
Generale la tua spada è nel vento e ha la lama che punta nel sole
e la notte da dietro al tramonto, che sale.
E' il vapore del caffè che fischia come un amico che ti vuole
come una nave che gonfia le vele come la vita e i suoi misteri
come la gente che non li vuole.
E i giornali sono già usciti come volpi affacciate alla tana
come fabbriche rimesse in moto dal profumo del caffè in cucina
e un generale di ottant'anni due occhi accesi e appesi al vento
con la sua storia imprigionata dietro una linea di combattimento.
Generale c'è una nave nel mare
taglia le onde e le ricopre di schiuma
c'è una donna affacciata al balcone, che fuma
e c'è una striscia di terra, che forse non vale neanche
più la pena di rivedere
più la pena di ricordare e c'è una fascia di uomini
che si guardano un po' meglio dentro alle mani, e ci trovano lontani
la stessa razza di uomini che accavallano le gambe a un tavolino
e un bicchiere di vino tra le mani ma che destino è domani.
ma che destino è.
Maastricht
E se in Europa io non ci volessi andare
Coi vostri capi da grattare
I parametri da rispettare
E le frontiere da cancellare

E se in Europa io non ci credessi
Allo sviluppo dei vostri processi
Alla lira che scende e che sale
Ma i nostri dolori restan sempre gli stessi

Non sta all'Europa determinare
Quest'anno quanto il grano vale
E dal latte di un animale
Quanti litri ci dovranno bastare
Quanto zucchero e quanto sale

In quegli occhi di contadino
Passeggiano il fango e il suo destino
Ma non li vede nessuno

Ma quest'Europa che la fate a fare
È solo di banche e di parole
È un guinzaglio stretto bene
Al collo del popolo e della nazione

E se in Europa non ci volessimo andare
Per un diritto ben più naturale
Quello della Patria quello del pane
Quello di poterci conservare

Non sta all'Europa stabilire
A quale croce ci dobbiamo affidare
La gradazione del colore
Della mia pelle prospettiva
Sarà buona o sarà cattiva

Se dal corpo di una madre
Potranno uscire ancora altri figli
O soltanto sbadigli

Ma se l'Europa sarà solo usura
Ed è per questo che non la vogliamo
E voi conoscete solo la paura
Allora sappiate noi non ci stiamo

Ma se in Europa non ci voglio andare
Il Fondo Monetario Internazionale
Certamente lascerà obiettare
Esiste il bene esiste il male

Non sta all'Europa stabilire
Di che morte dobbiamo morire
Di che carta è la mia moneta
Ciò che permette e ciò che vieta
Ciò che ci sfama ciò che ci disseta

Se dai corpi di una Nazione
Nascono note di un vecchio inno
Di una vecchia canzone


Natale in cella
Tra qualche bacio è Natale,
in mezzo ai ricordi dormirò
Forse in queste scarpe che mi fanno ormai male,
nei suoi occhi o nel ricordo che ho di lui
Se tra qualche sigaretta non mi vedi brindare,
lascia stare e pensa ai fatti tuoi

Il Natale che viaggia tra la neve e i suoi fiori
e che mi porta un regalo di più
Questo vuoto Natale in cui non nasce nessuno,
questa volta non è festa per me

Se troncando una catena lui riuscisse a ricordare
il Natale di tanti anni fa
Che la notte a malapena faceva in tempo a cadere
e già il sole ne bruciava la metà
Se schiacciasse la mia pena contro il suo davanzale
ed alzasse il suo bicchiere per me

E tra qualche bacio è Natale,
tra quanti natali tornerà
Col suo mignolo storto ma che non gli fa male
e sui baffi che mai taglierà
Ma sull'eco di una bestemmia non lo vedo tornare,
a Natale non si canterà


Noi non siamo uomini d'Oggi
Noi non siamo uomini d'oggi,
siamo nati in un tempo sbagliato
ma siamo nati per davvero.
Noi leggiamo ciò che è scritto nel cielo,
noi conosciamo il linguaggio della terra
eppure nessuno ha mai voluto parlare con noi.
Facci largo siamo noi a sorridere al tuo sogno,
dacci forza col tuo sguardo, te ne parleremo noi,
saprai divider cibo e morte, dire:
"Hanno vinto gli anni tuoi".
Noi non contiamo i nostri soldi e i vestiti,
noi non prestiamo il nostro corpo ai fautori
di nessuna democrazia,
noi non strilliamo lo sfogo di tutti,
noi vi doniamo la nostra sconfitta
per un vincere più grande.
La nostra rabbia la sfoghiamo risparmiandoci il dolore
di farci scavalcar da tutti il cervello e il cuore
in una piazza troppo stanca di fumo e di rumore.
Ma noi siamo qui più forti del fuoco,
la nostra mano è aperta, il braccio è teso
a contare le nostre teste
e le urla sono sempre più forti,
è la forza di una disperazione
che ci porterà più grandi
davanti ai figli del presente che ci portano rancore
di un passato di violenza che ci portiamo nel cuore,
di violenza che ci han dato tradendo fedeltà ed onore,
di violenza che ci han dato tradendo fedeltà ed onore.
Otto di settembre
Otto di settembre che gli hai fatto al mio cuore, alle mie gambe di vent’anni così sicure dove andare
Otto di settembre che mi hai spento la luce, ci hai frugato nei sogni, ci hai spezzato la croce
Dieci soldati armati ci fecero fermare, ci indicarono coi fucili il percorso da fare
E la guerra come un’onda ci soffiava sulla schiena, una fiamma di metallo ci faceva da corona,
Voltando pagina la storia come un libro scritto male, ci lasciava la memoria e una Repubblica Sociale
Dieci generali stanchi già puntarono sul petto medaglie di stoffa tra il nostro cuore e il colletto,
E l’Italia era una barca e se ne andava alla deriva, e il futuro era in catene al legno marcio di una stiva
Ci ridarono i nostri morti e i nostri pezzi di bandiera, stivali di cuoio duro e una camicia nera
Otto di settembre che gli hai fatto al mio cuore, alle mie gambe di vent’anni che non sanno più scappare
Otto di settembre in quelle canne di moschetto ci hai infilato la morte che ci arriva sul petto
Dieci briganti sporchi che si credevano soldati, premono il grilletto sui nostri sorrisi sudati
Palestina
Eravamo più di venti in venti uomini senza sonno
ed ogni strada ci portava strada ogni mese ci durava un anno.
Il nostro amore ci sembrava troppo
la nostra terra ci sembrava poca
terra e sassi nelle nostre scarpe
la nostra rabbia diventava cieca.
Con il mitra appeso alle spalle
la libertà sembra più vicina
a cinquecento metri dalle stelle già ci sembrava

Palestina. Palestina.

Cicatrici di amor passati ci proibivano il sorriso
sui nostri cuori consumati ogni ricordo ci lasciava un peso.
Ed ogni notte passata a contare quanti passi dal confine
ci invecchiava di quasi un anno avvicinandoci alla fine.
Con sei figli incollati a una foto la libertà sembra più lontana
qui il silenzio è spezzato da un fiato tra le montagne in

Palestina. Palestina.

Una pattuglia di circoncisi aveva razzi e fucili alla moda
che ci puntavano pericolosi scrivendo fine sulla nostra strada.
Ed il sangue che mi uscì dal collo non ho vissuto per poterlo vedere
credo sia sciolto tra questa terra che ora nessuno mi può rubare.
Ma con un mitra che ti strappa la vita
la libertà sembra una bambina
che la notte si addormenta impaurita al coprifuoco in

Palestina. Palestina.


Perché c'hai dato la vita
Perché c'hai dato la vita,
perché ce la fai cantare
perché ce l'hai messa nel cuore, fra le dita,
e non so più cosa fare,
per venderla forse a chi non sa comperare
a chi è giovane senza gioventù,
a gettarla negli occhi di chi muore di fame
per vedere se si vive di più,
o a strapparla alle stelle
con un canto impazzito
che si ruba il suo cuore
anche se non l'hai cantato,

perchè c'hai dato la vita
colorata negli occhi,
sulla strada ingiallita,
per rischiarla di notte,
sopra un mare già mosso
che dipinge le sue ali
con un fuoco più rosso,
o rubarla nei bar
in faccia alla gente
che col vino non ci pensa più,
annegarla in un fiume fino alla sua sorgente,
o donarla come hai fatto tu,
o lasciarla tra i sassi
come un cane malato
come un ago che inietta il suo sogno scontrato,

perchè c'hai dato la vita,
mezzo morto d'amore
mezza viva e finita,
per cantarla d'estate
in una sera d'agosto
su una spiaggia solitaria
col sorriso al suo posto,
spaccarla sopra i muri che non fanno passare,
sulla strade che non sanno arrivare,
o brindarci con un mezzo bicchiere di vino
con un amico che sa starti vicino,
raccontarla da vecchio
ad un pallido specchio
che ti ascolta annoiato
che ha già visto e vissuto.


Polvere Bianca
Fiacca la faccia che improvvisa la fame
Svelta e la mano che tira la tenda
Il labbro gli trema intorno a denti di cane
La droga è un abbraccio che gia lo circonda

Nel sacco che stringe quella sua mano nera
Tuo padre a natale vende foglie d’argento
Oltre il vetro blindato c’è quel rosso di sera
Che e bel tempo domani a fermarsi un momento

Si prendono i tuoi coriandoli le tue perle le tue caramelle
Ma non le tue sere di maggio i tuoi colori di cera i tuoi poker di stelle

Fredda è la notte che accende i gioielli
Una freccia di ferro ti attraversa la carne
La plastica il vetro il piombo i capelli
Si mischiano al sangue come un filo di perle

E guardargli la schiena e rivedere natale
Con le strade di pioggia di negozi e sirene
E un po' forse la gamba un po' forse fa male
Questo pezzo di luna queste fredde catene

Ti prendono i tuoi grani d’oro i tuoi denti stretti le tue caramelle
Ma non le tue notti di gloria i tuoi fuochi d’estate i tuoi poker di stelle

Ti prendono i tuoi grani d’oro i tuoi denti stretti le tue caramelle
Ma non le tue notti di gloria i tuoi fuochi d’estate i tuoi poker di stelle


Punto di non Ritorno
L’alba si è accesa come un filo di rame
Come i caffè della stazione
E la strada si affretta tra scarpe e catrame
A portarti a destinazione
Non uscire di casa non portargli la morte
Al tuo punto di non ritorno
Non portarti gli occhiali non voltargli le spalle
Al tuo punto di non ritorno
Alla tua fine del mondo

La moto si è accesa, con un filo di gas
Ti accompagna verso la morte
Nascosto nel cuore c’è un pezzo di rabbia
Che ti applaude e che ti apre le porte
No non dargli il tuo collo, il tuo ghigno di sfida
Al tuo punto di non ritorno
Non lasciarci i miei anni, i miei sensi di colpa
Al tuo punto di non ritorno
Alla tua fine del mondo

E proprio mentre il corpo t’abbandona
Che sembra che trattieni il respiro
Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona
E sembra che ti vuole davvero.

Una fiamma si è accesa da quel tubo di ferro
Quando hanno dovuto aprirti il portone
Una sirena si accende, come un grido di rabbia
Gira le teste delle persone
C’è qualcuno che guarda, c’è qualcuno che soffre
C’è qualcuno che ti fa una canzone
No non lasciarli a quei volti,
a quegli occhi in divisa
Il tuo punto di non ritorno
Non passare alla morte, come fosse la fine
Come un sole d’inverno
Il nostro è un punto di non ritorno

E proprio mentre il corpo t’abbandona
Che sembra che ti sfugge un sorriso
Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona
E t’apre un pezzo di Paradiso.

E proprio mentre il cuore t’abbandona
Che sembra che ti sfugge un sorriso
Dal cielo Dio s’affaccia e ti perdona
E t’apre un pezzo di Paradiso...


Raggio di Luna
Benvenuto Raggio di Luna,
principessa del mattino,
principessa di un'ora d'amore,
amore mio piccolino.
E' già stato preparato tutto
il tuo cavallo senza sella,
la tua giostra delle feste,
il tuo pane, la tua caramella.
Sono già stati stirati
i tuoi fazzoletti rosa,
i tuoi pantaloni seri,
il tuo mazzo di mimosa.

E quando verrà Natale avrai voglia di mangiare
intorno a una tavola bianca una vecchia gallina stanca
o se quando verrà Natale avrai un pensiero per chi sta lontano,
un amore prigioniero, un tuo odio nato da festeggiare.
E quando verrà capodanno che si aspetta tutto l'anno
petardi e baci da scoppiare, dollari e lacrime da strappare.
O se quando verrà capodanno avrai un pensiero per chi sta lontano,
quanti fratelli da contare, un anno vero da ricordare.
Benvenuto Raggio di Luna,
principessa del mattino,
principessa di un'ora d'amore
sul legno di un tavolino
dormi forte, dormi piano,
alza al cielo la tua mano
ed un peso sulla tua pancia,
una lacrima sulla tua guancia.
Sogna sempre ad occhi aperti,
sogni dubbi, sogni certi,
alla luce del tuo amore,
sotto l'ombra del tuo terrore.
E quando verrà carnevale
sarà tutta una mascherata,
un sorriso alla marmellata,
una dolce allegra chiassata.
Ma quando verrà carnevale
non avrai maschere che fanno male,
maschere che fanno rima
con la faccia del giorno prima.
Poi quando verrà ferragosto
e con lui la voglia del pesce arrosto
chissà se potrai tornare
ogni estate allo stesso posto.
Se quando verrà ferragosto
finalmente riuscirai a capire
cos'è che sta cercando di dirti
da tutto questo tempo il mare.


Roma
Quando una storia è una storia d'amore l'amore non si scorderà. Quando una storia è avventura e dolore per le strade della sua città. Roma ricordi questo amore andato a male, quante canzoni mai cantate da cantare sulle tue strade, sotto il cielo sempre uguale, le nostre avventure Roma, non le puoi scordare.

Oh a Roma, ma che te sta' a'nventà?
Oh a Roma, torna la mia città.

E sulle nostre teste il tetto di una tua galera,
nelle nostre mani il cielo di una piazza tua.
A Roma 'nfame torna Roma quella vera,
facce tornà, non ce caccià più via.
Quando ricordi scoprii questo amore, da allora non tornerò
a riempirmi il cervello di vino e liquore se solo mi sentirò.
Roma di falchi, iene, aquile e pantere, Roma in divisa delle ferrovie,
Roma di prati, antichi ruderi e galere, Roma dalle scuole strette, Roma dalle larghe vie.

Oh a Roma, ma che te sta' a'nventà?
Oh a Roma, torna la mia città.

Ma non ricordi quanti passi per la strada quante risate
seduti su una spalla tua,
quanti guerrieri senza capo e senza spada, tutti uguali,
ognuno con la storia sua.


Sarà
E il mio canto non canta, ma parla di loro e li rivede laggiù, di loro che ascoltano e ridono in coro e il mio canto che viene e che va. Potrei raccontare, potrei pure tacere, sarà che io non scorderò più, saran quelle notti passate a scherzare, saran quelle porte che io ho visto sbarrare, saranno felici laggiù. Sarà che ho provato paura e dolore, sarà che io l'ho fatto con voi. Nelle vostre celle mentre state a mangiare sappiate pensare un po' a me e intanto attraverso un sorriso nel vento, è un vento che parla di voi. Saprò raccontare, saprò pure tacere sarà che io non scorderò più, saran quelle notti passate a sognare, saran quelle porte che io ho visto saldare, saranno felici laggiù. Sarà che ho provato paura e dolore, sarà che io l'ho fatto con voi.

Sul cemento un fiore nero nascerà
Sulla pista dei ricordi ho lasciato il mio valore,
sulla strada delle stelle la mia libertà
ed armato del sorriso di lei che non c'è più
me ne vado alla conquista di un ricordo di più,
me ne vado e forse non ritornerò,
me ne vado e forse non ritornerò.
Ma rimane lei che a sedici anni già sa i giochi dell'amore.
Cosa vendere per vivere, che cosa comprare
e una catena per legare i capelli suoi,
il suo cordone ombelicale staccato da noi,
i suoi occhi quasi non ricordo più,
i suoi occhi quasi non ricordo più.

Sulla pista della fede hai spezzato il mio sogno ideale
con quattro canne ed un fucile ed una maglietta
e i tuoi baffi da maiale,
ma rimane lui ch'è triste e rimane là dov'era
senza cantare quando muore la notte,
quando nasce la primavera
e si siede sulla vita come vuoi tu
e si siede sui ricordi che ha già dimenticato,
sul tuo odio, sul tuo mondo malato.
Sulla strada del rimorso ho lasciato i miei errori
fatali
tra le vostre grazie fatte e i miei peccati mortali
resteranno solo loro che non sanno cosa fare
se l'estate è solo un gioco, se si muore per il mare;
e lui che conosce un paio di jeans e sa il fumo
quando è buono,
ma non arma la sua mano sotto l'impeto di un
tuono,
di una rivolta che c'è stata, che domani tornerà,
tra i vicoli dei vostri cuori e delle vostre città,
sul cemento un fiore nero nascerà,
sul cemento un fiore nero nascerà.


Una nave in mezzo al mare
C’è una nave in mezzo al mare
piena di mozzi e di marinai
cinque dita in una mano veloci sanno contare
nella vita quanti guai

Ce n’è di sale dentro a questo mare
proprio come piace a loro
un mazzo di carte da mescolare
sotto la luce il buio di un faro

Ci stanno le reti in mezzo al mare
quelle con la trama fitta
catturano pesci senza farli passare
passa la notte in bicicletta

Ci sta un’amaca dentro ai tuoi occhi
ci sta il controllo passaporti
ci stanno schegge di vita e di specchi
c’è un cimitero di sogni morti

C’è dell’acqua in mezzo al mare
solo acqua di spiaggia
non è buona da bere
scoppia le bolle di sapone
accende i sogni nelle persone

C’è un tragitto in mezzo al cielo
forse è fuoco di paglia
o forse è pinna di squalo
semina il panico tra le persone
come l’effetto di un’esplosione...

C’è una vena dentro al tuo cuore
Tutta piena di marinai
Coi loro wisky e con le loro storie d’amore
Coi loro pirati e coi loro eroi

Ci sta la sabbia dentro ai tuoi occhi
Ci sta un sorriso sotto al mio cappello
Ci sta la pioggia che mentre t’invecchia
Ti cerca e ti trova sotto all’ombrello

C’è una ferita dentro al mio cuore
C’è una mia foto appesa in questura
Quasi che fosse una questione d’amore
Quasi fosse un ricordo che non fa più paura

Ci sta una nave in mezzo al mare
piena di mozzi e di marinai
morsi di squalo sulle gambe e sul cuore
e nella vita quanti altri guai

C’è una nave in mezzo al mare
la vita si ferma e la fa passare
e guida le alghe con la corrente
e accende i sogni della gente

E c’è un tragitto in mezzo al cielo
forse è fuoco di paglia
o forse è amore vero:
semina i figli tra le giostre del mondo
accende lampioni che si stanno spegnendo...


Vandea
Questo sole questo sole di Francia
questa notte ha cambiato colore
non ci scioglie più il nodo alla pancia
quando la sera lo vedi calare.
Questa spada non è spada è una lancia
taglia la gola agli agnelli e ai bambini
questo fuoco che brucia le chiese brucia
il raccolto dei contadini.
E mio figlio che è figlio di Francia
rivolta la terra perchè ci dia da mangiare
conosce fatica, dolore e rinuncia conosce una croce
a cui poterla affidare.
Ma questo milione di uomini a cavallo
hanno le lame sopra al loro coltello
hanno un diavolo per capello e di capelli una marea.
Cantano di questa Francia che cambia
hanno un sorriso che gli approva la morte
stringono tra le ginocchia un cavallo,
e il cavallo s'impenna e riparte.
La Francia moriva contadini baroni ed i figli suoi
e mio figlio che ancora cantava cantava
il domani appartiene a noi.
Queste mani, queste mani di Francia
di pelle nuda che non intende ragione
già si formano in grembo alla pancia
di ogni madre di questa regione.
Mio figlio che è nato di notte sul pavimento di un casolare
ha una schiena che piega soltanto
quando il grano è maturo e che lo deve tagliare
Mio figlio che è anima cuore e cervello impasto di Francia e la voleva salvare
gli hanno reciso di netto la testa dal collo
all'alba di un giorno che non doveva venire.
Ma questo milione di uomini a cavallo
hanno un ghigno che gli precede il naso
portano al collo un ramo di capelli per ogni donna
che hanno ucciso.
Altre donne che corrono tra il ferro e il fuoco
tenendosi il vestito strappato
restano solo cani che abbaiano verso il fumo
dopo che il fuoco s'è placato.
La Francia moriva contadini e baroni ed i figli suoi
ed il figlio di mio figlio che ancora cantava cantava
il domani appartiene a noi.
E la Francia spariva contadini e baroni ed i figli suoi
e mio figlio che ancora sperava cantava il domani appartiene a noi.
Veniteci a salvare
Tuo padre dice che i soldi sono pochi e non ce la fà
Tua madre dice fatti più furbo non fare come papà
Tuo padre vuole darti un futuro ma non ce la fa più
Tua madre prega tutti i santi e la Madonna che è la madre di Gesù

E tu a chiederti chi sei e non lo sai.

Tua sorella dice in fondo bianco e nero che differenza fà
Ma lei è la prima che non si sente a casa nella sua città
Dice che non esiste un preconcetto di sessualità
Tu ti senti solo e non ci fai niente di tutta questa libertà

E poi ti chiedi cosa sei e non lo sai.

Hei hei voi veniteci a salvare voi
Hei hei voi veniteci a salvare
Hei hei voi veniteci a salvare voi

A scuola dice che la storia è una colpa da cui non ci esci più
La legge ti fa scegliere l’importante è che non scegli tu
Credere è proibito è una questione di costituzionalità
Chi ha avuto ha avuto chi ha vinto ha vinto e tu perdi la tua libertà

E tu a chiederti chi sei e non lo sai

Hei hei voi veniteci a salvare voi
Hei hei voi veniteci a salvare voi
Hei hei voi veniteci a salvare voi
Hei hei voi veniteci a salvare voi

La notte cala e non e vero che non ci sono piu le auto blù
Questi razzi a 300 all’ora dove dentro ci muori anche tu
Un mezzo sangue ti vende perle da mandare giù
Tu incassi il colpo lo paghi lo saluti e non ci pensi più

E tu a chiederti chi sei e non lo sai

Hei hei voi veniteci a salvare
Hei hei voi veniteci a salvare
Hei hei voi veniteci a salvare
Hei hei voi veniteci a salvare


Vola
soffia il vento soffia a tradimento
lascia piste di profumo
muove ciondoli d'argento
e il sonno come sempre nn ti aspetta
sgrana gli occhi come perle
chiama un altra sigaretta
la notte ormai la notte t'assomiglia
per ogni moda ke ti veste
ci sta una moda che ti spoglia
vuoto il conto delle tue risposte
se di donna tu sei nata
se di donna morirai

vola vola vola con guinzaglio e museruola
e le ginocchia sotto i banchi della scuola
vola vola vola dentro al sogno una capriola
e le tue labra fatte a forma di parola

ci provo e c'è una voce da ragazzo
e c'ha due spalle che hanno amato
e c'ha una skiena dritta in mezzo
fuga tra le impronte ke hai lasciato
cerka un taglio piu profono
un frammento di pekkato
sogni tanto ormai mi hai lasciato i sogni
quell'atterraggio di fortuna
quella molecola di luna
vuoto il conto delle tue risposte
se di donna tu sei nata
se di donna morirai

vola vola vola fuori dalla ragnatela
vola che la mia canzone ti consola
vola vola vola con guinzaglio museruola
e le ginocchia fredde sotto alle lenzuola

e amarti quasi nn ci vuole niente
scivolarti dentro gli occhi
e rapinarti dalla gente
la fretta taglia i tempi dei tuoi passi
apre varchi nel futuro
e negli ostakoli piu grossi
mi affaccio al danvanzale dei tuoi okki
e alla poppa del tuo kuore
e c'è una tovola di scacci
vuoto il conto delle tue risposte
se di donna tu sei fatta
se di donna morirai

vola vola vola fuori dalla ragnatela
vola che la mia canzone di consola
vola vola vola con guinzaglio e museruola
e le ginokkia sotto i banchi della scuola

vuoto il conto delle tue risposte
se di donna tu sei fatta
se di donna ti farai

vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola aah
vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola vola aaah vola volaaa ah vola ah


Vostro Onore
Magistrato ripeti ancora il tuo canto di morte,
lui rimbomba e salta ancora nelle mie orecchie,
mi domando ancora se tu hai mai perdonato
e quante volte lo hai fatto, se hai mai ascoltato una canzone.
Eppure io da libero potrei ridarti la vita
ma in nome della rivoluzione
anche la nostra legge non conosce condoni e attenuanti:
pagherete tutti quanti!
Ma su questa branda che puzza d'angoscia
il mio corpo non è libero
e al mio spirito io chiedo perdono se ora io sono triste.

Torna a casa tranquillo, la tua scorta è molto efficiente,
va a abbracciare i tuoi figli,
forse anche a loro sei riuscito a strappare il sorriso,
deformazione professionale.
Mentre io sono qui con tutti quanti gli altri camerati
a dividere la vita,
sono quelli morti che ce l'hanno regalata,
tradimento sarebbe non vivere.
Ma tra le mani io stringo ferro freddo
che la guardia controlla sempre
ma fuori già si sente un gran rumore,
preparati il momento è arrivato,
vostro onore.